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La storia della Palestina


Oltre cinque milioni sono oggi i palestinesi. La loro storia si identifica con quella terra che per novemila anni li ha accolti: una distesa grande quanto la Sardegna, tra il Giordano, il golfo di Aqaba e il Mediterraneo. Qui vivevano i primi palestinesi (discendenti degli abitanti originari della antica Palestina -Amriti, Cananei. Aramiti ed Arabi- ) molti secoli prima che gli ebrei provenienti da est, occupasserro il centro ed il nord di questa terra (1500 a.C.). I palestinesi subirono la dominazione romana, si integrarono nel mondo arabo ai tempi dell'espansione islamica, mantennero sempre contatti con il mondo cristiano, ed una loro caratteristica fu la costante apertura a tutti gli influssi, sia musulmani che ebraici, che cristiani. Essi subirono, ma non accettarono, la violenza fanatica dei turchi e quella dei Crociati, che proprio in Palestina si scontravano per il dominio del Medio Oriente.

Nel XX secolo, come tutti gli altri popoli arabi, lottarono contro il dominio Turco-Ottomano, e per questo furono preziosi alleati degli occidentali che nella guerra mondiale si trovavano di fronte la Germania e la Turchia unite.

Ma le aspirazioni dei popoli arabi all'Indipendenza, una volta crollato l'Impero Ottomano (1917), si scontrarono con gli interessi delle potenze europee, che miravano di colmare immediatamente il vuoto di potere lasciato dai Turchi nella regione.

Gli interessi della maggiore potenza coloniale, la Gran Bretagna, erano riposti soprattutto nel controllo del canale di Suez e di una rotta via terra per le Indie e i domini asiatici. Dopo accordi con la Russia e la Francia circa la divisione delle spoglie dell'Impero Ottomano, l'Inghilterra, preoccupata per le possibilita' di penetrazione francese nel Medio Oriente vide come unica via d'uscita l'utilizzazione del colonialismo Ebraico predicato in quegli anni dal Sionismo.

Violando tutte le promesse di sostegno all'indipendenza araba, date dalla Gran Bretagna negli anni critici della lotta contro i turchi, il ministro degli esteri Balfour dichiaro' nel 1917 il pieno appoggio del suo paese al progetto sionista della creazione di un Focolare Nazionale Ebraico in Palestina.

Da allora e per trent'anni, gli interessi imperialistici britannici e il sionismo si trovarono a confluire nell'obiettivo pratico della creazione di uno stato ebraico nel Medio Qriente. Cosi, fu la pressione dei circoli finanziari sionisti, mirante a neutralizzare le spinte contrarie di Stati Uniti e Francia, a far si che nel 1923 la Societa' delle Nazioni assegnasse il mandato sulla Palestina all'Inghilterra che aveva gia' occupato. Per l'occasione fu escogitata la formula del "mandato internazionale". Fu una chiara violazione del diritto all'autodeterminazione dei popoli, sancita dalla stessa S.d.N.

Le intenzioni della Gran Bretagna sono altrettanto chiare: essa nomina suo primo alto commissario in Palestina un ebreo sionista; riconosce l'organizzazione sionista mondiale come "Agenzia Ebraica" che rappresenta gli interessi degli ebrei in tutto il mondo (cioe' come "governo" ebreo dello stato ebreo che si ha intenzione di costruire); apre le porte alla immigrazione sionista di massa malgrado le continue pretese arabe trasferisce dei terreni statali agli ebrei permette alla comunita sionista di amministrare le proprie scuole e di mantenere la propria organizzazione militare (Haganah); addestra unita' mobili delle truppe sioniste (il Palmach), finge di ignorare l'esistenza di organizzazioni terroristiche (Irgun, Stern). Alla maggioranza palestine furono negate analoghe facilitazioni ed essa fu privata dei mezzi di autodifesa (un palestinese che veniva trovato in possesso anche di un solo proiettile era mandato a morte).

I sionisti vogliono la terra, le risorse, ma vogliono soprattutto creare lo stato ebraico. Di conseguenza, i palestinesi non sono destinati a essere sfruttati (come nel colonialismo tradizionale) ma di essere sostituiti. La parola d'ordine e "lavoro ebraico". La nuova "nazione ebraica" dovra' avere una classe operaiai ebrea. Il che significa l'esclusione degli arabi dall'economia locale (tra l'altro, l'operaio ebreo non potrebbe reggere ai bassi salari dell'operaio arabo e di colpo cesserebbe l'immigrazione sionista).

La reazione araba a questa violenza organizzata, metodica e autorizzata dalle grandi potenze rappresentate dalla Societa delle Nazioni, e' immediata.

Gli anni 1936-1939 furono un susseguirsi di rivolte, di scioperi generali ad oltranza, i piu' lunghi della storia del proletariato mondiale, di boicottaggio della amministrazione inglese. La grande rivolta araba del 1936-1939 -la piu' importante sollevazione anticoloniale dell'epoca- e' repressa nel sangue. Soltanto dopo l'invio da Londra di rinforzi militari di 20mila uomini che, assistiti dall'aviazione, spazzano via la tenace guerriglia dimostratasi capace di occupare intere zone agricole e citta', e di resistere a lungo contro forze di gran lunga superiori, grazie ad un vasto appoggio tra le popolazioni locali.

Ma dietro la protesta spontanea non esisteva una reale politica di opposizione all'imperialismo inglese ed ai sionisti, le masse arabe palestinesi venivano strumentalizzate dai regimi arabi i quali, lungi dal difenderne i dirittie ne usavano la protesta per aumentare il prezzo della resa ai sionisti.

"La popolazione palestinese e' senza dubbio gia' a quell'epoca una delle piu avanzate nella regione e possiede un alto grado di coscienza politica e nazionale. Nel 1929 una commissione d'inchiesta britannica constata: "L'opinione che il fellah non s'interessa di politica non trova conferma nella nostra esperienza in Palestina... Qui nessuno puo dubitare che i contadini e i braccianti sono autenticamente interessati sia alla creazione di un loro stato sia allo sviluppo di istituzioni di autogoverno. Non meno di 14 quotidiani vengono pubblicati in Palestina e quasi in ogni villaggio vi e qualcuno incaricato di leggerli a quattro contadini che non sanno leggere... Essi discutono tutti di politica e questa fa abitualmente parte dei sermoni di venerdi nella moschea. Questi fellahin... sono con tutta probabilita' piu' politicizzati di molta gente in Europa".

Nel maggio del '39, il governo britannico pubblica un libro bianco. Essendo mutata la situazione internazionale e accresciuta l'importanza del petrolio, Londra e' costretta a fare agli arabi delle concessioni: una delle piu' importanti e' la limitazione dell'immigrazione ebraica. La risposta delle milizie ebraiche non si fa attendere: intensificano l'immigrazione clandestina in vista della creazione del futuro stato. Quindi la Gran Bretagna dopo aver addestrato e armato i gruppi sionisti per proteggere i propri interessi nella regione diviene co pevole delle minaccie potenziali alla sua sovranita' tenta di riprendere in mano la situazione.

L'lrgoun (con a capo Menachem Begin) e lo Stern (tra i capi ricordiamo Shamir) ricorrono ad azioni terroristiche, anche all'esterno della Palestina. Nel 1944 due loro agenti assassinano lord Moyne, ministro residente britannico al Cairo e nel 1946 fanno saltare l'albergo King David a Gerusalemme, dove aveva sede l'amministrazione britannica, causando 91 morti (tra i quali alcuni ebrei).

Gli inglesi indeboliti ma desiderosi di conservare il loro mandato proseguono la loro politica ambigua, nella speranza di mettere palestinesi e sionisti gli uni contro gli altri, ma il terrorismo sionista continua, nonche' l'immigrazione clandestina. L'Irgoun applica con successo la tattica dell'occhio per occhio, dente per dente e risponde ad ogni vessazione britannica con grandi rappresaglie. Quando gli inglesi vedono che la situazione sfugge dalle loro mani, sottopongono la questione palestinese alle Nazioni Unite.

 


 


"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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