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La spartizione della Palestina


Oltre alla fine del mandato britannico per il maggio 1948, l'0NU propose di risolvere la "controversia" tra palestinesi e sionisti spartendo la Palestina in uno stato ebraico (56% della superficie) ed uno stato arabo (43%), me Gerusalemme doveva essere dichiarata "Zona Internazionale" sotto controllo dell'ONU stessa.

Tale piano privava automaticamente gli arabi abitanti nella zona assegnata al nuovo <<Stato di Israele>> di ogni possibilita' di decidere della propria sorte. Per assicurarsi l'esecuzione del piano di spartizione, le pressioni sioniste aumentarono costantemente durante tutto il 1947 e il 1948. Al pubblico europeo e americano veniva spiegato che le rivendicazioni sioniste erano fondate sulla Bibbia e sulle sofferenze patite dagli ebrei sotto il nazismo e il fascismo. Tutti gli Stati, membri o no dell'ONU, che si erano opposti alla spartizione furono minacciati o ricattati dall'America.

Infine, il 29 novembre 1947, l'Assemblea Generale dell'ONU adotto' il piano di spartizione con 33 voti favorevoli, 13 contrari e 10 astenuti. Ai sionisti fu dato uno Stato, insediato nel punto di collegamento tra Asia ed Africa, senza il libero consenso dei palestinesi e di alcun'altra nazione circondaria, africana o asiatica. <<I voti decisivi -dichiaro' al Congresso Americano un deputato- furono quelli di Haiti, Liberia, Filippine. Questi voti bastarono per riportare la maggioranza dei due terzi. In precedenza questi paesi avevano votato contro la spartizione. Le pressioni esercitate su di essi dai nostri rappresentanti ufficiali e da privati cittadini americani sono un atto riprovevole nel loro e nei nostri confronti>>.

 

Deir Yassin

Presso le alture ad Ovest di Gerusalemme, Deir Yassin era un villaggio come tanti altri, 300 abitanti in tutto. Gli israeliani pensarono di compiere lì una "azione esemplare" che servisse a convincere i palestinesi ad abbandonare collettivamente la zona. La spedizione fu organizzata ed eseguita dal capo dell'Irgun, Menachem Begin. Le sue truppe circondarono il villaggio, all'alba del 9 aprile 1948, ed uccisero sistematicamente 250 abitanti: uomini, donne, bambini. Di proposito la notizia fu sparsa in tutti i villaggi, utilizzando i pochi superstiti, organizzando conferenze stampa, riproduzioni fotografiche del villaggio distrutto, volantini incitanti a fuggire. Inizio' allora l'esodo in massa dei palestinesi. Lo stesso Begin, capo del governo racconta: << Dappertutto noi eravamo i primi a passare all'azione. Gli arabi, spaventati, cominciarono a fuggire. L'Haganah compiva attacchi vittoriosi su altri fronti, mentre le forze ebraiche continuavano ad avanzare verso Haifa come un coltello nel burro. Presi dal panico, gli arabi scappavano gridando: "Deir Yassin">>.

(M. Begin, The Revolt Story of the Irgun)

 

La reazione degli arabi, e le proteste di quasi tutti i paesi extraeuropei (tra i quali, solo il Sudafrica si schiero' apertamente con i sionisti), costrinsero le Nazioni Unite a riesaminare la spartizione.

La situazione in Palestina era allora la seguente: dopo trenta anni di dominazione inglese in Palestina, la comunita' ebraica era diventata 12 volte piu grande che nel 1917 e rappresentava quasi un terzo della popolazione. Le terre in suo possesso -come proclamava la legge costituzionale dell'<<Agenzia Ebraica">> (1929)- dovevano "essere registrate a nome del Fondo Nazionale Ebraico, affinche' divenissero proprieta' inalienabile del popolo ebraico" . Avevano dunque il carattere di extraterritorialita' e non potevano piu' essere ricomprate dagli arabi. Si era cosi formato uno "stato nello stato", anche se, per la forte resistenza dei palestinesi a vendere le loro terre, i massicci sforzi degli ebrei colonizzatori avevano portato, dopo vent'anni, all'acquisto di meno del 6% delle terre di Palestina.

Quando l'ONU voto' il piano di spartizione l'<<Agenzia Ebraica>> ordino' di operare il tutto per tutto e di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto: il 1948 doveva diventare l'anno del terrore sistematico attuato per allontanare gli arabi dalla Palestina. L'obiettivo era la conquista della maggior quantita' possibile di territorio. Si attaccarono militarmente villaggi e terre con valore strategico, specialmente nelle zone assegnate, nel progetto dell'ONU, allo Stato arabo. Si utilizzo' la minaccia di "fare di ogni villaggio una nuova Deir Yassin" per convincere gli abitanti delle regioni controllate dagli ebrei ad evacuare.





"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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