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La repressione israeliana nei territori occupati


L'occupazione da parte di Israele dei territori occupati va inquadrata nella politica espansionistica permanente dei suoi governi. Israele occupa per rimanere, quindi oltre a stabilire subito nuovi insediamenti con funzioni soprattutto militari, si appropria delle principali fonti di reddito economico: la terra e l'acqua, prima del '67 in Cisgiordania e nella striscia di Gaza non vi era nessuna presenza sionista; oggi Israele ha confiscato il 52% del territorio della Cisgiordania e ha costituito ben 232 colonie israeliane abitate da 60.000 ebrei, i quali controllano il 52% del territorio; hanno in mano i 5/6 delle risorse idriche (su 41mila pozzi ben 32mila sono in mano ai coloni israeliani).

Nella striscia di Gaza, invece, e' stato confiscato il 32% del territorio e sono state costituite 30 colonie abitate da 3.000 ebrei (3.000 ebrei abitano il 32% del territorio, mentre circa 700.000 palestinesi vivono nel rimanente 68%).

Anche per questo la striscia di Gaza risulta una dei territori piu densamente popolati del mondo, da 3.000 a 4.000 ab. a chilometro quadrato.

Israele ha distrutto, dal '67 fino ad oggi, piu di 24.000 case come punizione collettiva e questo al di la della distruzione delle citta' e dei villaggi avvenuta durante la guerra. (Dal '48 al '74 ha distrutto 385 villaggi su 475).

Soltanto nella citta di Ebron dal '67 ad oggi sono stati bruciati 750 negozi.

Le ordinanze militari in Cisgiordania sono 1.121, quelle nella striscia di Gaza 800 e riguardano tutte gli aspetti della vita dei territori occupati: scuole, terre, imposte, ecc.

Per quanto riguarda l'agricoltura facciamo degli esempi: a giugno, durante la raccolta del grano, gli israeliani di notte danno fuoco ai campi; prima della raccolta delle olive, che avviene a novembre-dicembre, gli israeliani, usando elicotteri ed aerei per l'agricoltura, innaffiano gli uliveti con sostanze chimiche che causano la caduta prematura del raccolto, oppure bruciano direttamente gli alberi. Quando questo non e possibile, Israele vieta l'esportazione dei prodotti palestinesi verso la Giordania.

Per quanto riguarda la rete elettrica: dal '67 fino ad oggi, Israele ha cercato di collegare tutta l'elettricita' palestinese dei territori occupati alla rete elettrica israeliana in modo da costringere tutta la popolazione a pagare tutto ad Israele, negando ogni possibilita' di una reale autonomia in questo settore.

Per quanto riguarda il settore dell'acqua: ogni palestinese puo consumare al massimo 35 mc. di acqua all'anno, se ne consuma di piu paga una multa che supera il suo stipendio di tre mesi.

Per quanto riguarda la repressione: bisogna dire che, nei territori occupati, vengono applicate tre legislazioni differenti.

La legislazione inglese (risalente ai tempi dell'occupazione britannica), la legislazione giordana e quella dell'amministrazione militare israeliana.

Per le deportazioni viene applicata la legislazione inglese, la stessa che permetteva l'impiccagione o la deportazione in Africa dei capi della rivolta palestinese del 1936. In base a questa legge sono stati deportati piu di 1.215 palestinesi fino al 1984.

La legislazione giordana viene applicata su parecchie questioni: per esempio, al tempo della dominazione giordana, era vietata l'attivita del partito comunista.

Oggi in Israele c'e' un partito comunista legale che ha un suo giornale, ma se ad un palestinese dei territori occupati viene trovata una copia del quotidiano comunista, rischia il carcere.

Per la confisca delle terre, Israele si avvale sia della legislazione ottomana che di sue ordinanze militari, mentre per la confisca delle risorse idriche si applicano leggi israeliane.

All'interno dei territori occupati esistono diversi carceri di cui quattro minorili, per ragazzi dagli 8 ai 18 anni, molto spesso incarcerati con pregiudicati ebrei, al fine di influenzarne il comportamento futuro. A volte, a questi ragazzi, viene somministrata una dose di droga per due o tre mesi per renderli tossicodipendenti. Per le carceri israeliane dal '67 ad oggi sono passati 250.000 palestinesi, in pratica 33 persone al giorno, cioe due componenti per famiglia.

Passare per le carceri non significa sostarvi per pochi giorni, a volte vuol dire rimanerci per 20 anni e piu'.

La permanenza nelle carceri israeliane spesso causa gravi danni fisici: reumatismi, problemi alla vista, all 'udito, all 'apparato digerente, malattie psichiche e a volte paralisi.

La questione delle scuole e delle universita': secondo le statistiche 1980-'81 nella striscia di Gaza si contano 35 scuole, in Cisgiordania 755; in tutto vi sono 7.200 insegnanti il cui stipendio e di circa 200$, cioe' meno di 310.000 lire al mese. Va tenuto pero' presente che il costo della vita nei territori occupati e uguale a quello italiano. All'intero dei territori occupati ci sono circa 250.000 studenti palestinesi; di questi 14.000 sostengono ogni anno gli esami di maturita'. Israele contro le scuole palestinesi segue una politica che si articola in questi 6 punti:

 

  1. modifica dei programmi ed eliminazione di una parte di questi, in particolar modo di tutto cio' che riguarda la Palestina, la parola Palestina ad esempio non si trova neanche nei testi sacri.
  2. intervento diretto delle autorita' militari negli affari dell'istruzione e specialmente nelle universita' che dovrebbero invece godere di una certa liberta' accademica. Per iscriversi all'universita' bisogna che l'amministrazione militare accetti la domanda. Questo sistema di controllo non riguarda soltanto gli studenti ma anche i professori, in quanto essi avendo un contratto annuale possono essere cacciati dal governatore militare in qualsiasi momento. Questo riguarda anche i professori stranieri.
  3. divieto della pubblicazione e diffusione di libri.
  4. chiusura delle scuole e delle universita' in particolar modo nel periodo degli esami per far ripetere l'anno agli studenti.
  5. persecuzione di studenti, insegnanti e professori universitari.
  6. incuria delle scuole statali e parastatali.

    I testi censurati sono piu di 5.500 e riguardano praticamente l'intero scibile umano.

Per quanto riguarda l'aspetto sanitario: Israele, nel suo bilancio sanitario naxionale, riserva ai territori occupati solo il 2% malgrado gli abitanti di queste zone siano piu del 25% della popolazione dell'intera Palestina. Va considerato, inoltre, che il popolo palestinese paga tutte le prestazioni sanitarie.

Una delle dirette conseguenze di questa situazione di abbandono, e' il fatto che tra la popolazione palestinese il tasso di mortalita' neonatale e' pari al doppio di quello israeliano (37 per mille contro il 14). All'interno dei territori occupati ogni medico cura circa 110 pazienti al giorno, le Nazioni Unite spendono circa 16$ (meno di 20.000 lire l'anno) per ogni cittadino palestinese che risulta come profugo, quindi una cifra veramente irrisoria.

Per avere un 'idea un po ' piu chiara dello stato dell'assistenza sanitaria nei territori occupati, possiamo provare a paragonare quella dell'intera Cisgiordania adun solo ospedale di Tel Aviv.


       	    OSPEDALE TEL AVIV            CISGIORDANIA


Posti letto 280 942 Medici 101 76 Impiegati 788 639 Infermieri 269 265 Paramedici 133 61 Assistenti 270 227 Bilancio (*) 27,5 10   (*) in milioni di dollari  


Gli israeliani spendono, quindi, per un solo ospedale di Tel Aviv tre volte di piu' di quanto spendono per tutta l'assistenza sanitaria in Cisgiordania. Israele dal '67 fina ad oggi ha chiuso la maggior parte degli ospedali, degli ambulatori e persino la banca del sangue di Gerusalemme. La maggior parte delle sedi dell'amministrazione militare dei territori occupati si trovano in ex ospedali: anche per questo dal '67 ad oggi il numero dei posti letto nei territori occupati invece di aumentare e' diminuito (330 posti letto in meno).

Due esempi emblematici: un giovane palestinese-residente a Gaza, nell'ultima rivolta viene ferito gravemente. Nell'ospedale locale non c'era la possibilta' di curarlo adeguatamente e quindi viene portato in elicottero a Gerusalemme in un ospedale israeliano. Nel trasporto muore, e viene quindi riportato in ambulanza a casa, accompagnato da una fattura nella quale veniva addebitato aIla famiglia il costo del trasporto (5000 $, circa sei milioni di lire). Oltre ad aver ammazzato, pretendono anche il pagamento dell'elicottero, quando il reddito annuale del palestinese che vive a Gaza e' di 800$ (circa un milione di lire). Quindi ci vogliono sei anni di lavoro per il padre di questo ragazzo per pagare il trasporto del cadavere di suo figlio.

Nel 1984 fu versata una sostanza chimica nei serbatoi d'acqua delle scuole femminili della Cisgiordania. 1950 ragazze furono colpite da questa sostanza che causa la sterilita'.

Queste sono ulteriori dimostrazioni di come agisce Israele nei territori occupati. Per quanto riguarda la situazione economica: Israele ha usato i territori occupati come un mercato per i suoi prodotti; questo e' dimostrato dal fatto che la Cisgiordania e' la striscia di Gaza occupano, in percentuale, il secondo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti per quanto riguarda i rapporti commerciali con Israele, naturalmente se si esclude il commercio di armi.

Se da una parte manca completamente la struttura economica poiche' Israele non permette agli abitanti di questi territori di intraprendere ogni tipo di attivita' industriali autonome, dall'altra Israele favorisce l'insediamento di piccole fabbriche all'interno delle colonie ebraiche dei territori occupati, coprendo tutto il mercato palestinese con le merci israeliane.

Parallelamente vengono emesse ordinanze e leggi che vietano l'esportazione delle merci palestinesi al di fuori dei territori occupati. Israele non dando la possibilita' ai palestinesi di creare delle fabbriche o delle strutture economiche nei loro territori, li costringe ad andare a lavorare nelle fabbriche israeliane.

Quindi la manodopera palestinese viene usata in tutte le fabbriche ed aziende israeliane come manodopera a basso costo, con pochissime tutele e garanzie.

Non c'e nessun futuro per questi palestinesi, che possono essere cacciati in qualsiasi momento.

Una larga parte dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania sono disoccupati, in particolare i laureati di cui piu dell'80% non trova lavoro.

Il reddito annuo del palestinese in Cisgiordania arriva ad un milione e mezzo di lire (1300 $) mentre nella striscia di Gaza e di un milione di lire (800 $); ci si puo immaginare in che condizioni si debba vivere con salari simili.

Israele fa pagare alla popolazione dei territori occupati delle tasse che sono arrivate a circa 800 milioni di dollari, quindi il palestinese paga addirittura la tassa di occupazione. Fino ad oggi i territori occupati hanno rappresentato per Israele una fonte da utilizzare per ricavarne grossi guadagni, spendendovi pochissimo.

Questo non puo durare a lungo.

Vedendo tutto quello che Israele ha fatto nei territori occupati il popolo palestinese non puo' fare a meno di ribellarsi.

Una generazione e' nata sotto l'occupazione israeliana, col fucile del soldato sotto il naso, col rischio che di notte venga la polizia israeliana a portarli via, senza che nessuno dei suoi familiari lo possa vedere per parecchio tempo; a volte li riportano cadaveri e vietano alla famiglia di fare il funerale (al massi mo cinque persone della famiglia possono partecipare di notte al rito funebre).

Questo e' molto grave perche' ogni popolo ha le sue tradizioni e per noi il martire ha un significato particolare e vorremmo fare delle cerimonie particolari.

Questa generazione nata sotto l'occupazione non puo', come del resto tutto il popolo, sopportare questa politica israeliana.

Per questo abbiamo visto scendere in piazza tutta la popolazione, guidata da questa generazione.

Come abbiamo notato l'esercito israeliano si comporta come tutti gli eserciti di occupazione: distrugge case, interi villaggi, arresta, imprigiona con il massimo arbitrio, tortura, destituisce sindaci democraticamente eletti.





"Israele come stato ebraico costituisce un pericolo non solo per se stesso e per i suoi abitanti, ma per tutti gli ebrei e per tutti gli altri popoli e stati del Medio Oriente e anche altrove."

- Prof. Israel Shahak, ebreo israeliano e direttore della lega israeliana per i diritti umani e civili


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